Description
Il Libro
L’idea alla base di questo racconto-favoletta è il dato di fatto che i piccoli giocano e imparano. Partendo dall’assunto che giocare è imparare, Nunziella Cocuzza si lancia in una meravigliosa avventura: trasmettere a bambini monolingue suoni e significati di una seconda lingua, senza dare l’idea che sta insegnando un altro idioma.Essa utilizza gli stessi meccanismi che stanno alla base dell’apprendimento della lingua madre, e cioè l’associazione spontanea e graduale tra suoni e concetti (o rappresentazioni di una qualsiasi realtà).
Il metodo, utilizzato dall’autrice in varie esperienze didattiche, è rivolto a bambini e ragazzi a partire dalla scuola a terna, e per i più piccoli non prevede lezioni o spiegazioni: il docente parla sempre in italiano, ma denomina alcuni oggetti o figure con termini della seconda lingua. Per esempio, nel caso del greco di Calabria, se in un racconto i protagonisti sono un lupo, una volpe e un asino, il lupo sarà il signor Liko, la volpe la signora Alupùda e l’asino il signor Gàdaro. In tal modo, senza alcuno sforzo, i bambini assoceranno al lupo il termine (suono) “liko”, che in greco significa per l’appunto lupo, e così via per le altre denominazioni. Di volta in volta, in base all’età e al livello di conoscenza della seconda lingua dei bambini, è facile aggiungere nomi di altri animali o di oggetti, parti del corpo, saluti, convenevoli, ecc., ampliando, così, il lessico trasmesso.
In questo libro, al racconto per intero segue la parte didattica, con il testo suddiviso in brevi capitoletti corredati dagli approfondimenti ludici, che permettono l’acquisizione stabile dei termini proposti, da un piccolo sussidio che fornisce alcune basi grammaticali del greco-calabro e dal glossario.
Oltre alla narrazione, l’ulteriore modalità di utilizzo del racconto prevede la sua rappresentazione teatrale, nella quale vengono utilizzati nomi greci anche per mimare realtà come la pioggia (vre-chi/vre-chi/vre-chi…), il vento (vo-rè-e-e-a/ vo-rè-e-e-a/vo-rè-e-e-a…) o il mare (thà-la-ssa/thà-la-ssa/thà-la-ssa…), pronunciati modulando opportunamente il tono della voce, in base alla realtà che si intende evocare. Nella drammatizzazione i bambini utilizzano tutti i termini in lingua che conoscono, o altri che possano essere inseriti, comprese piccole frasi, per esempio, nel caso in cui i protagonisti provengano da terre lontane (come in questo racconto, nel quale i greci parlano in greco). Di tutto ciò si forniscono piccoli esempi, dopo ogni lettura, come base che l’insegnante potrà adattare a suo piacimento.
Il metodo, così strutturato, è efficace non solo in quanto capace di fare acquisire un cospicuo numero di termini greci ai bambini, ma anche in quanto li introduce all’ellenismo, che entra a far parte del loro vissuto come processo esperienziale, trasmettendo un senso di appartenenza che va al di là dello stretto ambito linguistico e abbraccia, in senso lato, l’idea che essi costruiranno di se stessi e della loro realtà. Ed è questo l’obiettivo più profondo. Con nozioni adeguate al livello scolastico, ai bambini sarà infine esplicitato il senso storico delle vicende narrate, illustrando la fondazione delle prime colonie e l’epoca della Magna Grecia.
Il racconto, così, pian piano, porterà i piccoli al momento fondante della loro radice greca: il distacco da una terra, un viaggio e un approdo in un’altra terra, che diventerà patria per i successivi duemila e ottocento anni. Senza mai tagliare le radici, fino ad oggi.







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